Il tema del confine tra l’estinzione civilistica di una società e la sua sopravvivenza “fiscale” continua a essere oggetto di importanti precisazioni giurisprudenziali. Al centro del dibattito vi è l’art. 28, comma 4, del D.Lgs. n. 175/2014, che prevede una sorta di fictio iuris per cui, ai soli fini della riscossione e del contenzioso tributario, gli effetti della cancellazione dal Registro delle Imprese sono differiti di cinque anni.
Tuttavia, tale proroga non concede all’Amministrazione Finanziaria una libertà d’azione assoluta sulle modalità di notifica, né legittima l’individuazione arbitraria dei destinatari degli atti.
La nullità della notifica ai soci
Secondo un consolidato orientamento, recentemente ribadito dalla Corte di Giustizia Tributaria di Secondo Grado del Piemonte (sentenza n. 117 del 20 marzo 2023), è affetta da nullità la notifica degli avvisi di accertamento effettuata direttamente agli ex soci della società estinta, anziché alla società stessa in persona del suo liquidatore.
Nonostante la società sia civilmente estinta, per il Fisco essa continua a esistere come soggetto passivo per un quinquennio. Di conseguenza, l’atto impositivo deve essere indirizzato all’ultimo legale rappresentante presso la sede della società. I soci, in questa fase, sono privi di legittimazione passiva: gli effetti previsti dall’art. 2495, comma 2, del Codice Civile sono infatti posticipati per garantire l’efficacia e la validità degli atti del contenzioso (Cass. n. 36892/2022 e n. 22070/2023).
Decesso del liquidatore: il Fisco non può rivolgersi agli eredi
Un profilo di particolare interesse riguarda l’eventuale decesso del liquidatore durante il periodo di sospensione quinquennale degli effetti della cancellazione.
La Corte di Cassazione, con la recente ordinanza n. 21981 del 5 agosto 2024, ha chiarito che, qualora il liquidatore venga a mancare, l’ente impositore non può traslare le proprie pretese direttamente verso i suoi eredi o verso gli ex soci. La morte del legale rappresentante non comporta infatti una successione automatica degli eredi nella carica sociale o nella responsabilità processuale.
In tale scenario, per far valere legittimamente le proprie pretese, il Fisco o i soggetti interessati devono promuovere la nomina di un nuovo liquidatore. Qualsiasi notifica effettuata in violazione di questo iter deve ritenersi giuridicamente inesistente o nulla, privando l’atto della capacità di produrre effetti nei confronti dei patrimoni personali dei soggetti coinvolti.
Conclusioni
Questi arresti giurisprudenziali confermano che la tutela del contribuente, anche dopo la chiusura di un’esperienza societaria, passa per il rigoroso rispetto delle regole formali di notifica. La “sopravvivenza fiscale” della società è uno strumento eccezionale che non esime l’Amministrazione dal seguire le corrette procedure di individuazione del contraddittore.
Lo Studio rimane a disposizione per l’analisi di avvisi di accertamento notificati a ex soci o eredi, al fine di verificarne la regolarità alla luce dei più recenti orientamenti di legittimità.
Avv. Giuseppe Marino – avvocato tributarista, patrocinante in Cassazione
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