Sentenze

 

ILLEGITTIMA L'ISCRIZIONE IPOTECARIA NON PRECEDUTA DA PREVENTIVA COMUNICAZIONE

C.T.P. di Roma, sent. n. 21754/05/15 (causa patrocinata dall'avv. Giuseppe Marino - scarica il testo)

 

 

 


 

 

EQUITALIA DEVE OBBLIGATORIAMENTE ESIBIRE COPIA DELLA CARTELLE E DELLA RELATA DI NOTIFICA

Consiglio di Stato, sentenza n. 4821 depositata il 26.9.2013

 

"Ai sensi dell'art. 26 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, recante disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito, "il concessionario deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell'avvenuta notificazione o l'avviso del ricevimento ed ha l'obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell'amministrazione".

 

L'art. 26 comma 4, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, nel disporre che il concessionario di esattoria deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell'avvenuta notificazione o l'avviso di ricevimento ed ha l'obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell'amministrazione, introduce due obblighi per la Società concessionaria: la conservazione per cinque anni; l'obbligo di esibizione a richiesta del contribuente; conseguentemente, dal momento che la cartella esattoriale costituisce presupposto della iscrizione di ipoteca immobiliare, la richiesta di accesso, ai sensi degli artt. 22 ss., L. n. 241 del 1990, alla cartella è strumentale alla tutela dei diritti del contribuente in tutte le forme consentite dall'ordinamento giuridico ritenute più rispondenti ed opportune; la cartella esattoriale deve essere rilasciata, in copia, dalla società concessionaria al contribuente che abbia proposto, o voglia proporre ricorso avverso atti esecutivi iniziati nei suoi confronti.

 

La norma introduce due obblighi per la Società concessionaria: la conservazione per cinque anni; l'obbligo di esibizione - quale forma di accesso speciale - a richiesta del contribuente.

 

Dal momento che la cartella esattoriale costituisce presupposto di procedure esecutive la richiesta di accesso alla cartella è strumentale alla tutela dei diritti del contribuente in tutte le forme consentite dall'ordinamento giuridico ritenute più rispondenti ed opportune essa deve essere rilasciata, in copia, dalla società concessionaria al contribuente che abbia proposto, o voglia proporre ricorso, avverso atti esecutivi iniziati nei suoi confronti.

 

Ritenere (come vorrebbe la società resistente) diversamente implicherebbe, sostanzialmente, introdurre una limitazione all'esercizio della difesa in giudizio del contribuente, o, in ogni caso, rendere estremamente difficoltosa la tutela giurisdizionale del contribuente che dovrebbe impegnarsi in una defatigante ricerca delle copie delle cartelle.

 

La detta limitazione colliderebbe con i principi costituzionale che garantiscono la tutela giurisdizionale, e con il principio, di rango costituzionale, di razionalità.

 

Ciò è sufficiente a sostenere l'azione dell'appellante, il quale, temendo di trovarsi esposto ad una azione di pignoramento da parte del concessionario per la riscossione, ha chiesto di poter accedere alle cartelle esattoriali ed alle relative intimazioni proprio in quanto assume di non avere mai ricevuto le corrispondenti notifiche, aspetto questo che evidenzia in punto di interesse, quale sia la posizione di diritto che il ricorrente possiede in ordine all'accesso medesimo.

 

Il ricorso in appello è dunque fondato e come tale va accolto, ordinando alla resistente società Equitalia spa di esibire i documenti richiesti dal ricorrente e di rilasciarne copia.

 

Per le considerazioni che precedono in accoglimento dell'appello e in riforma dell'appellata sentenza il ricorso va accolto, e per l'effetto va ordinato alla appellata società Equitalia di esibire copia delle cartelle e delle relative notifiche all'appellante".

 

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I VALORI OMI NON SONO SUFFICIENTI A FONDARE UN AVVISO DI ACCERTAMENTO

 Commissione Tributaria Regionale di Milano, sentenza n. 3 depositata il 16.1.2012

 

" ... il solo scostamento del prezzo dichiarato dal valore normale, non basta in quanto tale a legittimare l'accertamento analitico-induttivo, ma sono necessari altri elementi per integrare complessivamente presunzioni gravi, precise e concordanti di un maggior imponibile non dichiarato.

 

La Commissione osserva che l'avviso di accertamento per cui è causa si era basato sul rilievo delle "concorrenti anomalie" rappresentate dal contratto di mutuo stipulato dall'acquirente di importo superiore al corrispettivo indicato nell'atto di vendita, nonché dal "valore normale" dell'immobile determinato in base alle quotazioni OMI, di importo superiore al corrispettivo indicato nell'atto di vendita. Era stata quindi ritenuta l'omessa contabilizzazione di operazioni imponibili corrispondenti alla differenza fra l'importo del mutuo ed i corrispettivi indicati nei corrispondenti atti di compravendita.

 

Non può sottacersi che le quotazioni OMI sono soltanto approssimative e pertanto, nel loro insieme, non possono essere sostitutive del "sistema di valutazione" in generale, ma soltanto di ausilio dello stesso".

 

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ANCORA SULLA ILLEGITTIMITA' DEGLI AVVISI DI ACCERTAMENTO FONDATI SOLO SUI VALORI DELL'OSSERVATORIO DEL MERCATO IMMOBILIARE (OMI)

Commissione Tributaria Regionale di Napoli, sezione staccata di Salerno, sentenza n. 565 depositata il 6.11.2012

 

“…l’accertamento in discussione, oltre ad essere scarsamente motivato, non poteva essere fondato esclusivamente sui valori O.M.I. che hanno una valenza esclusivamente orientativa, per cui il gravame dell’Ufficio risulta deficitario nella parte in cui gli ulteriori elementi probatori idonei a fondare la determinazione del valore dell’immobile, rinviando ad altri atti non allegati.

 

E’ appena il caso di rilevare che non può ritenersi sufficiente il mero generico richiamo, per relationem, alla motivazione di atti impugnati, perché ciò obbligherebbe il Giudice adito ad un’opera di relazione e di supposizione che la legge processuale non gli affida (Cass., b. 992/90).

 

Negli accertamenti immobiliari, dopo la Legge Comunitaria del 2008, i valori O.M.I. da soli, non bastano più, atteso che la retrocessione del valore normale da presunzione legale a mero indizio di evasione, costringe gli Uffici ad esperire diverse e più approfondite indagini (Circ. n. 18/E/2010) tra le quali quelle sorrette dal metodo di stima sintetico- comparativo.

 

Tale metodologia, pur indicata nel corso del giudizio dall’Ufficio finanziario non è stata minimamente documentata”.

 

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SE IL MANCATO TRASFERIMENTO DELLA RESIDENZA E' DIPESO DA CAUSA DI FORZA MAGGIORE, NON SI VERIFICA LA DECADENZA DALL'AGEVOLAZIONE PRIMA CASA

 

Corte di Cassazione, sentenza n. 28401 del 19.12.2013 

 

"La realizzazione dell’impegno di trasferire la residenza, che rappresenta un elemento costitutivo per il conseguimento del beneficio richiesto e solo provvisoriamente concesso dalla legge al momento della registrazione dell’atto, costituisce, quindi, un vero e proprio obbligo del contribuente verso il Fisco, nella cui valutazione non può, però, non tenersi conto – proprio perché inerente ad un suo comportamento – della sopravvenienza di un caso di forza maggiore, e cioè di un ostacolo all’adempimento dell’obbligazione, caratterizzato dalla non imputabilità alla parte obbligata, e dall’inevitabilità ed imprevedibilità dell’evento.
4. Sono, per contro, irrilevanti le motivazioni soggettive relative al mancato trasferimento della residenza (cfr. Cass. n. 2552 del 2003), dovendo, infine, rilevarsi che la non imputabilità del mancato trasferimento della residenza, per effetto della sopravvenienza di un impedimento oggettivo, imprevedibile ed inevitabile, esclude, di per sé, la decadenza dall’agevolazione, senza che possano essere, a tal fine, richiesti ulteriori comportamenti (in tesi, il reperimento di altro immobile) a carico del contribuente.
5. Nella specie, i giudici del merito hanno, bensì, affermato che il trasferimento della residenza da parte del contribuente era avvenuto in un tempo “ragionevole” e ricompreso entro “il termine triennale di decadenza del potere accertativo”, ma hanno espressamente ritenuto che il ritardo era dovuto ad una causa di forza maggiore (in concreto, il mancato completamento dei lavori di ristrutturazione dell’appartamento acquistato)".

 

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E' NULLO L'AVVISO DI ACCERTAMENTO CATASTALE EMESSO SENZA UNA VALIDA E SPECIFICA MOTIVAZIONE

 

 
Corte di Cassazione, ordinanza n. 2357 del 3 febbraio 2014

 

 

"Osserva La CTR di Napoli ha accolto l’appello dell’Agenzia del territorio -appello proposto contro la sentenza n.89/22/2009 della CTP di Napoli che aveva accolto il ricorso del contribuente R.T.- ed ha così confermato l’avviso di classamento di unità immobiliare urbana, recante aumento della rendita catastale.
La predetta CTR ha motivato la decisione nel senso di ritenere esente da vizi l’atto di classamento, sia per ciò che concerne la censurata carenza di motivazione, sia per ciò che concerne il mancato rispetto dell’onere probatorio a carico dell’Ufficio. In specie, per ciò che concerne la lamentata carenza di motivazione doveva farsi applicazione del consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui l’obbligo di motivazione dell’avviso è rispettato quanto l’atto vale a delimitare l’ambito delle ragioni adducibili dall’Ufficio nell’eventuale successiva fase contenziosa ed a consentire al contribuente l’esercizio del diritto di difesa, sicché è necessario e sufficiente che l’avviso indichi il maggior valore accertato, con riserva alla fase contenziosa dell’onere dell’Ufficio di provare gli elementi di fatto giustificativi della propria pretesa.
Considerato che -nella specie di causa- la attribuzione della rendita catastale all’immobile in considerazione appariva corrispondere alla corretta applicazione del criterio indicato dall’art.3 comma 58 della legge n.662/1996, il provvedimento doveva essere confermato.La parte contribuente ha interposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.
L’Agenzia si è difesa con controricorso.Il ricorso - ai sensi dell’art.380 bis cpc assegnato allo scrivente relatore- può essere definito ai sensi dell’art.375 cpc.Con il primo motivo di impugnazione (centrato sulla violazione dell’art.3 comma 58 della legge n.662/1996) la ricorrente -dopo avere premesso che il menzionato art.58 della legge n.662/1996 prevede in particolare che il processo di riclassamento prende avvio su richiesta del comune, per le microzone individuate con apposito procedimento (individuazione che nella specie di causa mancava del tutto e perciò con violazione della ratio della legge, che imponeva una revisione parziale di determinati classamenti), previa verifica dell’esistenza dei presupposti da parte dell’Agenzia- censura la decisione (tra l’altro) per avere erroneamente omesso di considerare che "l’attribuzione della nuova rendita è astratta e fondata su mera ipotesi dell'Ufficio: troppo generici i parametri enunciati, comprese le infrastrutture, enfatizzate troppo ed anche impropriamente" ed omesso di considerare che manca ogni indicazione concreta sulla qualità e sullo stato degli immobili oggetto della variazione e dei luoghi circostanti l’immobile accertato.Il ricorso merita di essere accolto.
Risulta dalla impugnata sentenza che l’avviso dell’Agenzia del Territorio appare conseguente alla richiesta del Comune di Napoli di provvedere alla verifica degli attuali classamenti ed all’eventuale assegnazione di nuovi classamenti, per una serie di fabbricati con classamento non aggiornato ovvero palesemente non congruo rispetto a fabbricati similari e aventi medesime caratteristiche; se ne può arguire che l’attribuzione di rendita è stata eseguita sulla base delle disposizioni, fondate sull’estimo comparativo, dettate dal R.D. 13 aprile 1939, n. 652 ...e dal DPR 1 dicembre 1949, n. 1142, nonché ai sensi di quanto previsto dall’art. 11, comma 1, del D.L. 14 marzo 1988, n. 70, convertito con modificazioni dalla legge 11 maggio 1988, n. 154.
L’Agenzia aggiunge di avere effettuato il nuovo classamento tenendo conto dei caratteri tipologici e costruttivi specifici dell’immobile, delle sue caratteristiche edilizie e del fabbricato che lo comprende, anche attraverso un dettagliato esame delle mutate capacità reddituali degli immobili ricadenti nella stessa zona aventi analoghe caratteristiche tipologiche, costruttive e funzionali, nonché della qualità urbana ed ambientale del contesto insediativo, che ha subito significativi miglioramenti a seguito dell’incremento delle infrastrutture urbane, riconoscendo però che la motivazione specifica del provvedimento era limitata all’enunciazione dei meri dati catastali.
Siffatta motivazione -diversamente da come è stato ritenuto dal giudice di merito- appare insufficiente a sorreggere adeguatamente il provvedimento di modifica del classamento. Ed infatti non si può tralasciare di considerare che -recentemente: Sent. n.9629 del 13 giugno 2012, ma ricollegandosi ad un più antico orientamento che sembrava essere stato superato dall’indirizzo interpretativo valorizzato in questa sede dalla parte ricorrente: si veda, per tutte, Cass. Sez. V civ., n. 25.2.2009, n.4507- la sezione quinta di questa Corte (provvedendo su casi del tutto analoghi a quello qui in esame) ha modificato il proprio orientamento sulla questione generale che costituisce nucleo logico essenziale anche della presente procedura, finendo con il ritenere che:"Quando procede all’attribuzione d’ufficio di un nuovo classamento ad un’unità immobiliare a destinazione ordinaria, l’Agenzia del Territorio deve specificare se tale mutato classamento è dovuto a trasformazioni specifiche subite dalla unità immobiliare in questione; oppure ad una risistemazione dei parametri relativi alla microzona, in cui si colloca l’unità immobiliare.
Nel primo caso, l’Agenzia deve indicare le trasformazioni edilizie intervenute. Nel secondo caso, deve indicare l’atto con cui si è provveduto alla revisione dei parametri relativi alla microzona, a seguito di significativi e concreti miglioramenti del contesto urbano; rendendo così possibile la conoscenza dei presupposti del riclassamento da parte del contribuente".
Alla luce di tale indirizzo interpretativo, specificamente riferito alla questione del necessario contenuto motivazionale dei provvedimenti del genere qui considerato, appare conseguente ritenere che -sul punto- il motivo di ricorso appare manifestamente fondato e la sentenza impugnata sia meritevole di cassazione.
Consegue da ciò che la Corte potrà provvedere anche nel merito -accogliendo l’impugnazione del contribuente ed annullando l’avviso di classamento in questione- apparendo già dagli atti di causa che il predetto avviso non è rispettoso del principio di diritto dianzi trascritto e non essendoci esigenza di nuovi accertamenti di fatto.
Roma, 10 aprile 2013
ritenuto inoltre:che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti;che non sono state depositate conclusioni scritte, né memorie;che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e, pertanto, il ricorso va accolto;che le spese di lite possono essere regolate secondo il criterio della integrale compensazione, atteso che l’esito del processo è correlato ad un indirizzo giurisprudenziale assestatosi dopo la proposizione del ricorso; 
P.Q.M. 
Accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, annulla il provvedimento impositivo.Compensa tra le parti le spese del presente grado e dei gradi di merito".

 

 

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