Nulla la notifica della cartella di pagamento (e dell'intimazione di pagamento) in pdf.

22 marzo 2018

E’ nulla la notifica della cartella di pagamento (o di un'intimazione di pagamento) inviata tramite PEC – posta elettronica certificata -, in  formato “pdf” in quanto non dà alcuna garanzia di genuinità del documento, essendo una semplice copia informatica senza alcuna attestazione di conformità all’originale, essendo invece necessario che il file notificato abbia il formato ".p7m"

Questo è quanto stabilito da varie sentenze delle Commissioni Tributarie: in particolare, con le sentenze n. 100/2017 e n. 101/2017 della Commissione Provinciale di Savona, si è affermato sul tema della validità degli atti impositivi notificati via PEC da Equitalia (oggi Agenzia delle Entrate - Riscossione) quanto segue: “dall’esame dei documenti inviati via PEC da Equitalia Nord Spa, scrupolosamente analizzati, si conclude che gli stessi sono del tutto carenti di quelle procedure atte a garantire la genuina paternità, nonché mancanti della firma informatica e/o digitale, e non rispondenti a criteri di univocità ed immodificabilità, per cui non garantiscono il valore di certezza e corrispondenza, peraltro confortato dall’attestazione di conformità, del tutto assente, invece previsti indefettibilmente dalle disposizioni normative sopra richiamate”.

In altre parole, affinché la pretesa tributaria diventi liquida ed esigibile, il Fisco deve assicurare la legale conoscenza dell’atto attraverso la regolarità della procedura di notificazione, pena la nullità dell’atto impositivo. Tale regolarità, non può essere assicurata dal procedimento notificatorio eseguito mediante posta elettronica certificata mediante invio di un semplice dile ".pdf", posto che il documento informatico inviato al contribuente non contiene l’originale dell’atto impositivo, ma solo una copia informatica priva di attestazione di conformità oltre che di valore giuridico e probatorio. E' quindi necessario che il file ".pdf" sia firmato digitalmente e assuma, quindi, il formato ".p7m".

Tale condivisibile orientamento è valido anche per la cartella di pagamento notificata via PEC da Equitalia (oggi Agenzia delle Entrate - Riscossione): a tal proposito, la recente sentenza n. 611/2016 della Commissione Tributaria Provinciale di Lecce si è espressa nei termini che seguono: Con il sistema pec in realtà non viene inoltrato il documento informatico, ma la copia (informatica) del documento cartaceo ove il documento informatico rappresenta l'originale del documento giuridicamente valido.

La questione ha rilievo perché in ogni caso il destinatario riceve solo la copia (informatica) dell'atto e tale copia senza una attestazione di conformità apposta da soggetti all'uopo abilitati a norma del c.c. non può assumere alcuna valenza giuridica perché non garantisce il fatto che il documento inoltrato sia identico in tutto il suo contenuto al documento originale.

Va annotato che accostando questo tipo di spedizione con quello che prevede la raccomandata postale si sostanzia che con la raccomandata postale il contribuente riceve sempre l'originale dell'atto inoltrato dal mittente.

Nel caso di specie da quanto si evidenzia nella fotocopia della cartella di pagamento allegata agli atti, in essa non appare alcuna attestazione di conformità nei modi previsti dalla legge e dunque si deve affermare che al più il ricorrente ha ricevuto una copia informale dell'originale della cartella di pagamento.

Ricevuta di avvenuta consegna al destinatario”.

I giudici di Lecce, fermo restando quanto affermato in riferimento alla mancata conformità dell’atto originale con quello notificato via PEC (in mancanda dell'estensione ".p7m" del file ".pdf"), hanno peraltro chiarito che la ricezione dell’atto impositivo nella casella di posta elettronica del contribuente non garantisce l’effettiva conoscenza del documento da parte del destinatario.

Ed invero, il suddetto sistema se, da un lato, mette a disposizione dell’utente un documento, dall’altro, non garantisce che il documento sia effettivamente consegnato al destinatario che, per una quantità di innumerevoli ragioni, potrebbe essere impossibilitato a controllare la sua PEC.

Ciò posto, detta ultima sentenza si esprime nei termini che seguono: “Il sistema pec non garantisce che il documento sia stato consegnato al destinatario.

Infatti il gestore del sistema garantisce soltanto la disponibilità del documento nella casella di posta elettronica del destinatario e ciò prescinde da ogni possibile verifica della effettiva apertura e lettura del messaggio.

Ritiene evidente la Commissione che la semplice disponibilità di un documento nella casella pec non può equivalere ad avvenuta consegna del documento al destinatario perché un tale assunto pretenderebbe di dare alla casella pec una funzione sostanziale che invece può spettare soltanto al soggetto destinatario e ciò senza tenere conto che il destinatario e titolare della casella pec per una quantità innumerevole di ragioni potrebbe essere impossibilitato a controllare la sua pec per tempi non quantificabili.

Rispetto al sistema "raccomandata", la pec lascia incerto l'esito della sua ricezione oltre che la data di effettiva avvenuta conoscenza del messaggio, alterando il dies a quo per eventuali contestazioni successive”.

In conclusione, le pronunce esaminate rivestono indubbiamente particolare rilievo, oltre ad avere un notevole impatto in quanto vizierebbero automaticamente di nullità tutti gli atti impositivi  notificati tramite la procedura telematica, laddove questa non dà alcuna certezza di ricezione dell’atto, né consente di verificare la certezza della pretesa erariale, conseguendone una grave lesione del diritto di difesa del contribuente.

Più di recente, la Commissione Tributaria Provinciale di Siracusa, con la sentenza n. 881 del 14.2.2018, ha confermato che l'Agente della Riscossione, per poter notificare via PEC una cartella di pagamento in modo valido, devo non solo inviare la cartella in formato ".p7m" - ossia firmato digitalmente -, ma, in caso di contestazione da parte del contribuente, deve produrre la stampa della relata, il certificato della firma digitale del notificante, il certificato di firma del gestore della PEC, le ricevute della PEC e il corpo dei messaggi inviati, pena la nullità della notifica della cartella di pagamento.

Tale sentenza ha confermato altra precedente sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Campania (la n. 9464/11/17).

 

Come difendersi dalla cartella di pagamento notificata da Equitalia tramite PEC (posta elettronica certificata) con semplice invio di un file ".pdf"?

La cartella di pagamento può essere annullata dal Giudice tributario. Il ricorso va proposto innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale competente nei tempi e nei modi prescritti dalla legge (entro 60 gg. dalla notifica). E’ consigliabile rivolgersi ad un professionista (avvocato tributarista, commercialista, etc…); si precisa, inoltre, che per le controversie di valore superiore a 3.000,00 euro è obbligatoriamente necessaria l’assistenza di un difensore abilitato, ai sensi di quanto disposto dall’art. 12, commi 1 e 5, d.Lgs. 546/1992.

 

Avv. Giuseppe Marino                                                                      

Avvocato tributarista cassazionista in Roma - Patrocinante in Cassazione

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