Novità giurisprudenziali sulla prescrizione quinquennale delle cartelle di pagamento.

07 marzo 2018

Con la sentenza n. 27/2/17, depositata il 7 marzo 2017, la Commissione Tributaria Regionale di

Roma ha dichiarato illegittimo il fermo amministrativo e nulla la cartella di pagamento – posta a base dello stesso

per mancata riscossione del credito erariale nel termine di 5 anni dalla sua notificazione al

contribuente, a pena di prescrizione.

Ed infatti, nel caso esaminato dai Giudici romani il provvedimento cautelare di fermo

amministrativo era stato notificato da Equitalia (oggi: Agenzia delle Entrate – Riscossione) in data

05.02.2015, ovvero dopo che era già decorso il termine di prescrizione della cartella di 5 anni

dalla notificazione al contribuente, avvenuta in data 10.02.2009.

Il principio da cui muove la pronuncia in esame è dunque quello per cui, in ambito tributario,

la prescrizione da applicare è di 5 anni.

Salvo che il credito erariale, indicato nella cartella, non sia stato impugnato ed in seguito

confermato da una sentenza definitiva, passata in giudicato.

Solo in tal caso la prescrizione quinquennale in ambito tributario si “trasforma” o, meglio, si

“converte” in prescrizione decennale del credito definitivamente accertato con efficacia di

giudicato, ai sensi dell’art. 2953 c.c..

In mancanza, trascorso il periodo di 5 anni dalla notificazione della cartella esattoriale (ma anche

dell’avviso di accertamento o dell’avviso di rettifica e liquidazione e, più in generale, di ogni atto

amministrativo tributario di “autoformazione” da parte dell’Amministrazione Finanziaria), il

credito erariale ivi indicato viene meno per intervenuta prescrizione, con la conseguente

insanabile nullità della cartella (ma anche dell’avviso di accertamento, dell’avviso di rettifica,

etc.) ed, in virtù del principio della cd. “nullità derivata” dall’atto presupposto, di ogni altro

atto successivamente adottato, come il fermo amministrativo nel caso di specie.

Tale conclusione si evince chiaramente dalla motivazione della sentenza in commento, che recita

come segue:

“La Commissione esaminata la documentazione in atti e l’unico motivo di appello del contribuente,

rileva che la mancata impugnazione di un avviso di accertamento della Pubblica Amministrazione

o di un provvedimento esattoriale dell’Ente della Riscossione produce unicamente la definitività del

credito statale – tale circostanza non determina ‘anche l’effetto della cd. conversione del termine di

prescrizione breve in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c.’.

La trasformazione da prescrizione quinquennale in decennale si perfezione soltanto con

l’intervento del ‘titolo giudiziale divenuto definitivo’, sentenza o decreto ingiuntivo, mentre la

cartella esattoriale, l’avviso di addebito dell’Inps e l’avviso di accertamento dell’Amministrazione

Finanziaria costituiscono – per propria natura incontrovertibile – semplici atti amministrativi di

autoformazione e pertanto sono privi dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato”

I giudici della Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la recente sentenza n° 23397 del

17.11.2016, offrono una nuova occasione di riflessione in ordine alla complessa tematica del

termine prescrizionale ad applicare in ambito tributario. La Corte, riconfermando, in parte, il

precedente orientamento precisa l’inapplicabilità della disposizione di cui all’art. 2946 c.c.

all’ingiunzione fiscale per assenza del giudicato, statuendo che la mancata impugnazione di un

atto impositivo, nonché di un atto della riscossione, non permette l’applicazione dell’art. 2953

c.c. e quindi la conversione del termine di prescrizione breve in quello ordinario decennale.

Secondo gli ermellini gli ‘atti amministrativi di autoformazione’ quali l’atto di accertamento, la

cartella di pagamento o l’avviso di addebito dell’Inps non sono suscettibili di passare in

giudicato, con conseguente esclusione dell’applicazione dell’art. 2953 c.c. – cd. actio iudicati –

riservata solamente alle sentenze di condanna o al decreto ingiuntivo.

La decisone della Supremo Corte risolve la ‘disarmonia’ venutasi a creare nella giurisprudenza di

merito a seguito ‘dell’erronea determinazione’ del contenuto della sentenza della Corte di

Cassazione n° 17052 del 2004 a proposito della riscossione mediante ruolo dei crediti

previdenziali, sanzioni amministrative pecuniarie e/o violazione di norme tributarie. Inoltre la

decisione è di appena sei giorni successiva a quella di segno diametralmente opposto, pronunciata

l’11.11.2016 dalla Cassazione in materia di tassa sui rifiuti – la sentenza citata afferma che gli

avvisi di intimazione e di mora relativi alle cartelle notificate in materia di TARSU e contributo

sanitario nazionale, notificati nel termine decennale decorrente dalla definitività delle cartelle,

erano tempestivi.

La Corte ripercorre il solco già tracciato dalla sentenza della Cass. Civ. Sez. Unite, 10.12.2009,

n° 25790, che richiedeva, per l’applicabilità della conversione del termine prescrizionale ai sensi

dell’art. 2965 c.c. l’esistenza di un provvedimento giurisdizionale quale una sentenza passata in

giudicato tra le parti o un decreto ingiuntivo che avesse acquisito efficacia di giudicato formale o

sostanziale, e non anche una dichiarazione di estinzione del processo tributario per inattività delle

parti o atti amministrativi che legittimano la riscossione coattiva dei crediti dell’erario e/o degli

enti previdenziali (cfr. Cass. Civ. 16.11.2006, Cass. Civ., 25.05.2007, n°12262).

In conclusione il Collegio, ritiene che nel caso in esame, vista la notifica della cartella di

pagamento essere avvenuta in data 10.02.2009, quindi, decorso il termine quinquennale,

l’eventuale credito risulta prescritto e nulla la cartella di pagamento”.

La statuizione della sentenza in commento è stata di recente confermata dalla Corte di

Cassazione in un caso riguardante la notificazione tardiva – oltre il termine di prescrizione

quinquennale – di un’intimazione di pagamento ICI (cfr. la sentenza Cass. n. 2857 del 29.11.2017).

Ulteriori conferme dell’applicazione della prescrizione quinquennale si rinvengono, inoltre, nelle

ancor più recenti pronunce della CTR di Roma n. 276 del 18.1.2018 e della CTP di Agrigento n.

191 del 7.2.2018, in materia di cartelle e intimazioni di pagamento di IRPEF e altri tributi erariali.

Avv. Giuseppe Marino     

Avvocato tributarista cassazionista in Roma

 

 

Avv. Giorgia Alesse

 

 

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