Notifica di atti tributari: obbligatoria la produzione della raccomandata informativa da parte del Fisco, a pena di nullità della notifica.

16 aprile 2020

STUDIO LEGALE TRIBUTARIO Avv. GIUSEPPE MARINO

Via Ruffini 2/a

Roma

 

Notifica degli atti tributari a soggetto temporaneamente irreperibile. In base al nuovo indirizzo della Cassazione, l’Agenzia delle Entrate deve produrre l’avviso di ricevimento della seconda raccomandata informativa inviata al contribuente (cd. CAD) al fine di dimostrare la corretta esecuzione del processo notificatorio.

 

Il tema che ci occupa riguarda la notifica degli avvisi di accertamento, delle cartelle esattoriali, delle intimazioni di pagamento e, più in generale, di tutti gli atti tributari, al contribuente che sia momentaneamente assente presso la sua abitazione e che, perciò, non abbia materialmente ricevuto la consegna dell’atto ad esso notificato.

 

In relazione a tali fattispecie, l’art. 140 c.p.c. prevede, come noto, che “Se non è possibile eseguire la consegna per irreperibilità o per incapacità o rifiuto delle persone indicate nell'articolo precedente, l'ufficiale giudiziario deposita la copia nella casa del comune dove la notificazione deve eseguirsi, affigge avviso del deposito in busta chiusa e sigillata alla porta dell'abitazione o dell'ufficio o dell'azienda del destinatario, e gliene dà notizia per raccomandata con avviso di ricevimento”.

 

Analoghe modalità di notifica sono previste per il caso in cui il messo notificatore (ufficiale giudiziario o messo speciale addetto alle notificazioni) non si rechi di persona presso il domicilio del destinatario per effettuare la consegna dell’atto, bensì provveda a recapitarlo a quest’ultimo avvalendosi del servizio postale.

 

In tal caso, precisa l’art. 149 c.p.c. che “Se non è fatto espresso divieto dalla legge, la notificazione può eseguirsi anche a mezzo del servizio postale.

In tal caso l'ufficiale giudiziario scrive la relazione di notificazione sull'originale e sulla copia dell'atto, facendovi menzione dell'ufficio postale per mezzo del quale spedisce la copia al destinatario in piego raccomandato con avviso di ricevimento. Quest'ultimo è allegato all'originale.

La notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, al momento della consegna del plico all'ufficiale giudiziario e, per il destinatario, dal momento in cui lo stesso ha la legale conoscenza dell'atto.”.

 

Completa la citata disposizione, la legge n. 890/1982 sulle notificazioni di atti giudiziari a mezzo posta. All’art. 8, infatti, dispone la citata legge che se l'operatore postale non può recapitare l’atto per temporanea assenza del destinatario “il piego è depositato presso il punto di deposito più vicino al destinatario” e che “Del tentativo di notifica del piego e del suo deposito è data notizia al destinatario, a cura dell'operatore postale, mediante avviso in busta chiusa a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento che, in caso di assenza del destinatario, deve essere affisso alla porta d'ingresso oppure immesso nella cassetta della corrispondenza dell'abitazione, dell'ufficio o dell'azienda”.

Sempre l’art. 8 prevede, poi, che detto “avviso” spedito a mezzo raccomandata (detto anche “comunicazione di avvenuto deposito” – CAD, ovvero seconda raccomandata informativa) reca, tra l’altro, “l'espresso invito al destinatario a provvedere al ricevimento del piego a lui destinato mediante ritiro dello stesso entro il termine massimo di sei mesi, con l'avvertimento che la notificazione si ha comunque per eseguita trascorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al periodo precedente e che, decorso inutilmente anche il predetto termine di sei mesi, l'atto sarà restituito al mittente”.

Quindi, “La notificazione si ha per eseguita dalla data del ritiro del piego, se anteriore al decorso del termine di dieci giorni.

In sintesi, dal combinato disposto delle succitate norme, si evince che se il messo notificatore decide di spedire al contribuente l’atto da notificare a mezzo del servizio postale e la raccomandata contenente detto atto non può essere recapitata nelle mani del destinatario, momentaneamente assente, la notifica si perfezione con l’adempimento del seguente iter:

1)    la raccomandata contenente l’atto tributario viene depositata in giacenza presso l’ufficio postale o altro punto di deposito;

 

2)    al contribuente ne viene data notizia tramite un’ulteriore raccomandata informativa (CAD) che lo informa, appunto, dell’avvenuto deposito dell’atto da ritirare presso l’ufficio postale;

 

3)    quindi, il contribuente può procedere, alternativamente, o al ritiro della raccomandata in giacenza presso e, in tal caso, la conoscenza dell’atto si ha per verificata alla data del ritiro purché avvenga entro dieci giorni dalla ricezione della CAD, oppure il contribuente può decidere di non ritirare la raccomandata, ma in tal caso, la conoscenza dell’atto si considererà comunque verificata decorsi dieci giorni dalla spedizione del CAD.

Tanto premesso, con specifico riguardo al perfezionamento della notifica ex art. 140 c.p.c. per il soggetto notificatore (ad esempio, l’Agenzia delle Entrate), si era formato un primo orientamento giurisprudenziale in seno alla Cassazione, certamente poco garantista per il contribuente, stando al quale colui che provvede alla notifica nei confronti di un soggetto momentaneamente irreperibile deve fornire la semplice prova dell’avvenuta spedizione della CAD da parte dell’agente postale, e non anche della ricezione della stessa informativa da parte del  contribuente.

Tale principio è stato affermato in alcune pronunce della Cassazione (ex multis, Cass. n. 6242/2017), in cui è stato precisato, in aggiunta, che la prova circa la mera spedizione della CAD si sarebbe potuta desumere anche soltanto dall’annotazione del numero della raccomandata informativa apposta dall’agente postale sull’avviso di ricevimento a.r. della prima raccomandata contenente l’atto da notificare.

Dunque, secondo tale primo indirizzo della giurisprudenza, all’Agenzia delle Entrate sarebbe bastato dimostrare che l’avviso di avvenuto deposito dell’atto presso l’ufficio postale (ossia la CAD) era stato spedito dall’agente postale, affinché lo stesso atto potesse dirsi notificato al contribuente, mentre non sarebbe stata necessaria la prova da parte dell’Agenzia dell’effettiva ricezione della raccomandata informativa (CAD) da parte del contribuente.

Il suddetto principio affermato dalla Cassazione trovava, peraltro, implicita conferma nell’art. 8 legge 890/1982, ed in particolare, virtù del principio della conoscenza legale previsto dalla norma.

Poiché, infatti, la conoscenza legale dell’atto si considerava verificata trascorsi dieci giorni dalla spedizione della comunicazione contenete la notizia del tentativo di notifica e dell’avvenuto deposito dell’atto presso l’ufficio postale, allora la prova della semplice spedizione della CAD sarebbe stata più che sufficiente a perfezionare la notifica nei confronti del contribuente irreperibile (a prescindere che la comunicazione fosse stata ricevuta o meno dal contribuente !!!)

Ma come si accennava, tale orientamento dava poche garanzie al destinatario circa l’effettività del procedimento notificatorio, posto che la Cassazione richiedeva solo la prova dell’avviso di spedizione della raccomandata contenente la CAD (ovvero solo l’annotazione del numero della seconda raccomandata, e non anche l’avviso di ricevimento della stessa da parte del destinatario), così che risultava impossibile verificare che l’informativa del deposito dell’atto era stata effettivamente inviata e ricevuta dal contribuente.

In altre parole, la Cassazione dava per scontato che l’agente postale, compilando l’avviso di ricevimento della seconda raccomandata informativa contenete la CAD, avesse inserito il nominativo corretto del contribuente, l’indirizzo esatto del suo domicilio e, in generale, si dava per scontata la corretta compilazione della raccomandata in ogni sua parte e la sua regolare ricezione da parte del contribuente.

Orbene, tale indirizzo della Cassazione è stato giustamente spazzato via dalla più recente giurisprudenza della Suprema Corte, la quale ha disconosciuto la valenza delle sue precedenti statuizioni in favore di un nuovo orientamento giurisprudenziale, ben più garantista del diritto di difesa del contribuente rispetto agli notificati dall’Amministrazione finanziaria.

Afferma, infatti, la Suprema Corte nella recente ordinanza n. 6363 del 5/3/2020, che è nullo il procedimento di notifica postale eseguito nei confronti del destinatario momentaneamente irreperibile, quando “l'agente postale abbia solo attestato di aver spedito la seconda raccomandata … riportando il numero attribuito alla stessa” e quindi “[sia] stato prodotto in giudizio soltanto l'avviso di spedizione ma non l'avviso di ricevimento ovvero un duplicato della cartolina di ritorno [della raccomandata informativa inviata al contribuente].

In base alla citata pronuncia della Cassazione, quindi, deve “ritenersi superato l'orientamento giurisprudenziale … secondo cui, per la notificazione a mezzo posta, qualora l'agente postale non possa recapitare l'atto, la notifica si perfeziona per il destinatario, trascorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata contenente l'avviso della tentata notifica e la comunicazione di avvenuto deposito del piego presso l'ufficio postale, sicché, ai fini della sua ritualità, sarebbe richiesta, ex art. 8 della 1. n. 890 del 1982, la sola prova della spedizione della detta raccomandata (cd. C.A.D.) e non anche della sua avvenuta ricezione.”.

Ora, secondo il più recente orientamento dei giudici di legittimità, è indispensabile la prova della corretta ricezione da parte del contribuente della seconda raccomandata informativa (CAD) del deposito dell’atto presso l’ufficio postale. E l’unico documento idoneo a fornire tale prova è l’avviso di ricevimento della raccomandata contenente la CAD, poiché solo dal retro dell’avviso di ricevimento di detta raccomandata si evincono i dati relativi alla corretta esecuzione della notificazione, vale a dire il nominativo e l’indirizzo del destinatario, il timbro postale, nonché la sottoscrizione per avvenuta consegna della raccomandata al destinatario.

A supporto della decisione di abbandonare la precedente corrente giurisprudenziale che si limitava a richiedere all’Ufficio la prova della mera spedizione e non anche dell’effettiva ricezione della CAD – in maniera decisamente meno garantista dei diritti del contribuente –, la Suprema Corte ha richiamato alcuni suoi recentissimi precedenti giurisprudenziali, che chiaramente depongono nel senso dell’insufficienza della mera spedizione della CAD.

In particolare, già in occasione dell’ordinanza n. 15374 del 13/06/2018 era stato affermato dalla Suprema Corte che “al fine di stabilire l'esistenza e la tempestività della notificazione di un atto eseguita a mezzo posta, inclusa l'ipotesi in cui l'atto sia stato depositato presso l'ufficio postale per assenza del destinatario e sia stata spedita la lettera raccomandata contenente l'avviso di tentata notificazione, occorre fare riferimento esclusivamente ai dati risultanti dall'avviso di ricevimento, essendo soltanto tale documento idoneo a fornire la prova dell'esecuzione della notificazione, della data in cui è avvenuta e della persona cui il plico è stato consegnato”.

In seguito, tale orientamento è stato consolidato, in particolare con le ordinanze n. 5077 del 21/02/2019 e n. 16601 del 20/06/2019, con le quali è stata chiarita la necessità dell'avviso di ricevimento della CAD affermando che "In tema di notificazione a mezzo posta, la prova del perfezionamento del procedimento notificatorio nel caso di irreperibilità relativa del destinatario deve avvenire - in base ad un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 8 della 1. n. 890 del 1982 - attraverso l'esibizione in giudizio dell'avviso di ricevimento della raccomandata contenente la comunicazione di avvenuto deposito (cd. C.A.D.), in quanto solo l'esame di detto avviso consente di verificare che il destinatario abbia avuto effettiva conoscenza del deposito dell'atto presso l'ufficio postale e che ne sia stato pertanto tutelato il diritto di difesa".

In conclusione, ad oggi, qualora l’Amministrazione finanziaria non sia in grado di produrre – in giudizio - l’avviso di ricevimento afferente la seconda raccomandata informativa (CAD) inviata dall’agente postale, la notifica non potrà dirsi perfezionata, con la conseguente nullità dell’intero procedimento notificatorio e, quindi, dell’atto tributario notificato, nullità che ben potrà essere invocata dal contribuente attraverso ricorso in Commissione Tributaria (l’eccezione, ovviamente, deve essere sollevata a pena di decadenza nella prima difesa utile).

 

Avv. Giuseppe Marino – Avvocato tributarista cassazionista in Roma

 

 

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