La Cassazione dichiara illegittima la cartella di pagamento notificata ex art. 140 c.p.c. quando l'Agenzia della Riscossione non produce copia della "raccomandata informativa", ma si limita solo ad attestarne la spedizione.

22 febbraio 2019

STUDIO LEGALE TRIBUTARIO Avv. Giuseppe MARINO

Roma, Via Ruffini 2/a

00195 - ROMA

 

 

Notifica a soggetto momentaneamente assente o irreperibile.

Non fa piena prova fino a querela di falso l’attestazione del messo notificatore di aver inviato la raccomandata informativa di cui all’art. 140 c.p.c..  Di conseguenza, spetta all’Erario dimostrare l’effettiva spedizione dell’informativa e la sua ricezione da parte del contribuente.

Con la recente ordinanza n. 1699/2019 del 22 gennaio 2019, la Corte di Cassazione ha affermato un principio innovativo in materia di notifica degli atti tributari.

Richiamandosi ad alcuni suoi precedenti, ha stabilito la Suprema Corte che anche per quel che concerne la notifica delle cartelle esattoriali - ma lo stesso principio è estensibile a qualsiasi atto tributario - il messo notificatore, nel compimento delle formalità previste per il processo notificatorio, non può attestare con la forza privilegiata degli atti compiuti da pubblico ufficiale, i fatti che non siano avvenuti in sua presenza o da lui compiuti personalmente.

I risvolti pratici del suddetto principio assumono rilievo decisivo in tutti quei casi in cui l’Agenzia delle Entrate afferma di aver proceduto alla rituale notifica di un atto tributario al contribuente assente o irreperibile presso la sua abitazione, ai sensi dell’art. 140 c.p.c., ovvero nei casi di incapacità o rifiuto di ricevere l’atto da parte dei soggetti all’uopo abilitati (persone di famiglia e addetti alla casa, all’ufficio o all’azienda).

Com’è noto, in tali ipotesi incombe sul messo notificatore l’obbligo di porre in essere gli adempimenti previsti dall’art. 140 c.p.c., affinché il processo notificatorio possa dirsi perfezionato e sia, dunque, valido ed efficace.

In particolare, il messo dovrà (i) innanzitutto certificare la temporanea assenza del destinatario o l’incapacità o il rifiuto di ricevere l’atto da parte del soggetto abilitato; (ii) quindi, depositare l’atto da notificare presso la casa comunale ed (iii) affiggere l’avviso dell’avvenuto deposito in busta chiusa e sigillata alla porta dell’abitazione o dell’ufficio o dell’azienda del destinatario; (iv) infine, è compito del messo informare il destinatario della notificazione con apposita raccomandata informativa con avviso di ricevimento (la cosiddetta “informativa”).

Ovviamente, di tutti i suddetti adempimenti dovrà essere fornita la prova circa la regolare esecuzione degli stessi da parte del messo notificatore.

Tale prova, più in particolare, dev’essere fornita tramite attestazione del messo notificatore degli adempimenti eseguiti sulla relata di notificazione, mentre qualora quest’ultimo si avvalga del servizio postale per l’espletamento dell’iter notificatorio, tramite attestazione da rilasciare sugli avvisi di ricevimento delle raccomandate postali.

In entrambi i casi, le attestazioni compiute dal messo notificatore o dall’agente postale, nell’esercizio delle funzioni di notificazione, costituiscono atti eseguiti da pubblico ufficiale e rivestono perciò la forza privilegiata degli atti pubblici contestabili solo con querela di falso.

Tanto premesso in linea teorica, nella realtà concreta ciò che spesso accade è che il messo notificatore o l’agente postale si limitino a “segnalare” l’avvenuta spedizione della raccomandata informativa, ai sensi dell’art. 140 c.p.c., semplicemente annotando sulla relata (o sull’avviso di ricevimento della raccomandata) contenente l’atto da notificare, il numero e/o la data di spedizione della predetta informativa, asseritamente inviata a mezzo lettera raccomandata a.r..

Quindi, quando il contribuente assente presso la sua abitazione lamenta di non aver ricevuto l’atto tributario asseritamente notificatogli ex art. 140 c.p.c., l’ente impositore (o l’agente della riscossione) per conto del quale la notifica è stata effettuata, a sua volta si limita a fornire al contribuente solo la copia della relata (o dell’avviso di ricevimento della raccomandata) contenente l’annotazione da parte del messo postale del numero dell’informativa asseritamente inviata al destinatario della notificazione.

Orbene, tale  prassi - decisamente poco garantista per il destinatario della notifica - è stata sottoposta al vaglio della Cassazione, la quale ha affermato senza mezzi termini che “la efficacia probatoria privilegiata degli atti pubblici è circoscritta … ai ‘fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti’ e, pertanto, dovendosi avvalere il messo notificatore del servizio postale per l’inoltro della raccomandata informativa ex art. 140 c.p.c., nella relata di notifica redatta ai sensi dell’art. 148 c.p.c., il pubblico ufficiale, indicando di aver adempiuto a tutte le formalità prescritte dalla norma… potrà dare atto di aver consegnato all’Ufficio postale l’avviso informativo, contenente le indicazioni di cui all’art. 48 disp. att. c.p.c., da spedire per raccomandata AR, ma non sarà in grado – evidentemente - di attestare anche l’effettivo inoltro dell’avviso da parte dell’Ufficio postale, trattandosi di operazioni non eseguite alla sua presenza e dunque non assistite dal carattere fidefaciente della relata di notifica”.

In altre parole, ciò che sottolinea la Corte è che non ha valenza di atto pubblico e, quindi, non fa fede fino a querela di falso, la mera attestazione del messo notificatore di aver provveduto all’invio della raccomandata informativa di cui all’art. 140 c.p.c..

Al più – specifica la Corte – il messo potrà attestare con fede privilegiata di aver consegnato l’informativa da notificare all’ufficio postale, affinché si provvedesse alla spedizione, ma non anche che poi l'ufficio postale abbia provveduto a ciò.

Pertanto, al fine di “dare notizia” al destinatario delle operazioni compiute ai sensi dell’art. 140 c.p.c. (ed, in particolare, al fine di integrare l’ultimo adempimento previsto dalla norma, ossia informare il destinatario della notificazione con apposita raccomandata informativa - obbligo previsto a pena di nullità della notifica),secondo il consolidato orientamento della Cassazione, “non è sufficiente che la raccomandata sia consegnata all’ufficio postale di partenza”. Né, tanto meno, la spedizione e la consegna dell’informativa nelle mani del destinatario può essere attestata dal messo notificatore attraverso “la sola indicazione del numero della raccomandata spedita”, non trattandosi di attività compiuta in sua presenza o dal messo notificatore personalmente. 

Da ciò deriva, in termini concreti, che nell’opporsi alla pretesa erariale il contribuente potrà contestare di non aver mai ricevuto la raccomandata informativa ad esso asseritamente notificata, senza dover proporre anche la querela di falso. E ciò quand’anche il messo notificatore abbia indicato nella relata di notifica il numero e/o la data di spedizione della raccomandata informativa.   Infatti, trattandosi di attività compiuta dalle Poste e comunque non alla sua presenza, il messo notificatore non potrà mai certificare, con la forza della pubblica fede, l’effettiva e corretta spedizione al contribuente della raccomandata informativa da parte dell’ufficio postale.

Potrebbe infatti accadere che l’ufficio postale, sebbene richiesto, non provveda effettivamente alla spedizione dell’informativa, o per errore la raccomandata informativa potrebbe essere spedita a un destinatario diverso o a un indirizzo errato. 

In questi casi, è evidente che la notificazione di cui all’art. 140 c.p.c. non è validamente effettuata e, di conseguenza, è nulla. Pertanto, ove ciò dovesse accadere, il contribuente a buona ragione avrebbe motivo di lamentarsi della omessa e/o irrituale notifica degli atti impositivi a lui destinati.

Tuttavia, mentre prima l’Agenzia delle Entrate tendeva a “farsi scudo” dell’attestazione del messo notificatore riguardante l’invio della raccomandata informativa (attestazione avente valenza probatoria di atto pubblico contestabile solo con querela di falso, a detta dell’Ufficio), ora, con il chiarimento fornito dalla Cassazione, la forza privilegiata di detta attestazione è da escludersi categoricamente ed anche con riferimento agli atti tributari.

Pertanto, in via generale, non potrà più essere richiesto al contribuente di istaurare altresì il processo di querela di falso laddove intenda opporsi alla “attestazione – prova”fornita dal messo notificatore circa l’invio della raccomandata informativa. 

Al contrario, a fronte dell’obiezione del contribuente di non aver ricevuto la notifica di detta raccomandata, sarà onere dell’Ente impositore (o dell’Agente della riscossione) dimostrare puntualmente e con idonea documentazione l’effettivo invio della raccomandata informativa e la sua ricezione da parte del destinatario, pena la nullità dell’intero procedimento notificatorio.

 

A nulla varrà dunque l’annotazione del messo notificatore riguardo al numero della raccomandata, o di aver provveduto alla consegna dell’informativa presso l’ufficio postale, poiché la prova richiesta dalla Cassazione è che l’informativa sia stata effettivamente spedita e ricevuta dal destinatario dell’atto al suo indirizzo, che chiaramente deve risultare corretto al momento della notificazione.

In mancanza di detta prova che, come si è detto, dovrà essere fornita dall’Agenzia delle Entrate (o dell’Agente della riscossione), la notifica sarà nulla, come illegittima sarà la pretesa impositiva tributaria contenuta nell’atto destinato al contribuente, ma ad esso irritualmente notificato.

In tal caso, il contribuente potrà impugnare l’atto impositivo con apposito ricorso al fine farne dichiarare l’illegittimità. 

 

Avv. Giuseppe Marino   - avvocato tributarista cassazionista in Roma                                                                        

 

 Avv. Giorgia Alesse

 

 

 

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