E' nulla l'intimazione di pagamento e la cartella di pagamento notificata via PEC da Equitalia

24 febbraio 2017

E’ nulla l’intimazione di pagamento inviata tramite PEC – posta elettronica certificata -, in quanto il formato del file “pdf” non da alcuna garanzia di genuinità del documento, essendo una semplice copia informatica senza alcuna attestazione di conformità all’originale.

Questo è quanto stabilito da due sentenze (n. 100/2017 e n. 101/2017) della Commissione Provinciale di Savona, che si è pronunciata sul tema della validità degli atti impositivi notificati via PEC da Equitalia, statuendo quanto segue: “dall’esame dei documenti inviati via PEC da Equitalia Nord Spa, scrupolosamente analizzati, si conclude che gli stessi sono del tutto carenti di quelle procedure atte a garantire la genuina paternità, nonché mancanti della firma informatica e/o digitale, e non rispondenti a criteri di univocità ed immodificabilità, per cui non garantiscono il valore di certezza e corrispondenza, peraltro confortato dall’attestazione di conformità, del tutto assente, invece previsti indefettibilmente dalle disposizioni normative sopra richiamate”.

In altre parole, affinché la pretesa tributaria diventi liquida ed esigibile, l’A.f. deve assicurare la legale conoscenza dell’atto attraverso la regolarità della procedura di notificazione, pena la nullità dell’atto impositivo. Tale regolarità, non può essere assicurata dal procedimento notificatorio eseguito mediante posta elettronica certificata, posto che il documento informatico inviato al contribuente non contiene l’originale dell’atto impositivo, ma solo una copia informatica priva di attestazione di conformità oltre che di valore giuridico e probatorio.

Tale condivisibile orientamento è valido anche per la cartella di pagamento notificata via PEC da Equitalia: a tal proposito, la recente sentenza n. 611/2016 della Commissione Tributaria Provinciale di Lecce si è espressa nei termini che seguono: Con il sistema pec in realtà non viene inoltrato il documento informatico, ma la copia (informatica) del documento cartaceo ove il documento informatico rappresenta l'originale del documento giuridicamente valido.

La questione ha rilievo perché in ogni caso il destinatario riceve solo la copia (informatica) dell'atto e tale copia senza una attestazione di conformità apposta da soggetti all'uopo abilitati a norma del c.c. non può assumere alcuna valenza giuridica perché non garantisce il fatto che il documento inoltrato sia identico in tutto il suo contenuto al documento originale.

Va annotato che accostando questo tipo di spedizione con quello che prevede la raccomandata postale si sostanzia che con la raccomandata postale il contribuente riceve sempre l'originale dell'atto inoltrato dal mittente.

Nel caso di specie da quanto si evidenzia nella fotocopia della cartella di pagamento allegata agli atti, in essa non appare alcuna attestazione di conformità nei modi previsti dalla legge e dunque si deve affermare che al più il ricorrente ha ricevuto una copia informale dell'originale della cartella di pagamento.

Ricevuta di avvenuta consegna al destinatario”.

I giudici di Lecce, fermo restando quanto affermato in riferimento alla mancata conformità dell’atto originale con quello notificato via PEC, hanno peraltro chiarito che la ricezione dell’atto impositivo nella casella di posta elettronica del contribuente non garantisce l’effettiva conoscenza del documento da parte del destinatario.

Ed invero, il suddetto sistema se, da un lato, mette a disposizione dell’utente un documento, dall’altro, non garantisce che il documento sia effettivamente consegnato al destinatario che, per una quantità di innumerevoli ragioni, potrebbe essere impossibilitato a controllare la sua PEC.

Ciò posto, detta ultima sentenza si esprime nei termini che seguono: “Il sistema pec non garantisce che il documento sia stato consegnato al destinatario.

Infatti il gestore del sistema garantisce soltanto la disponibilità del documento nella casella di posta elettronica del destinatario e ciò prescinde da ogni possibile verifica della effettiva apertura e lettura del messaggio.

Ritiene evidente la Commissione che la semplice disponibilità di un documento nella casella pec non può equivalere ad avvenuta consegna del documento al destinatario perché un tale assunto pretenderebbe di dare alla casella pec una funzione sostanziale che invece può spettare soltanto al soggetto destinatario e ciò senza tenere conto che il destinatario e titolare della casella pec per una quantità innumerevole di ragioni potrebbe essere impossibilitato a controllare la sua pec per tempi non quantificabili.

Rispetto al sistema "raccomandata", la pec lascia incerto l'esito della sua ricezione oltre che la data di effettiva avvenuta conoscenza del messaggio, alterando il dies a quo per eventuali contestazioni successive”.

In conclusione, le pronunce esaminate rivestono indubbiamente particolare rilievo, oltre ad avere un notevole impatto in quanto vizierebbero automaticamente di nullità tutti gli atti impositivi  notificati tramite la procedura telematica, laddove questa non dà alcuna certezza di ricezione dell’atto, né consente di verificare la certezza della pretesa erariale, conseguendone una grave lesione del diritto di difesa del contribuente.

 

Come difendersi dalla cartella di pagamento notificata da Equitalia tramite PEC (posta elettronica certificata)?

La cartella di pagamento può essere annullata, per intero o parzialmente, dal giudice tributario qualora presenti “indizi” di nullità per vizi propri, come nel caso di atto impositivo notificato via PEC. Il ricorso va proposto innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale competente nei tempi e nei modi prescritti dalla legge. E’ consigliabile rivolgersi ad un professionista (avvocato tributarista, commercialista, etc…); si precisa, inoltre, che per le controversie di valore superiore a 3.000,00 euro è necessaria l’assistenza di un difensore abilitato, ai sensi di quanto disposto dall’art. 12, commi 1 e 5, d.Lgs. 546/1992.

 

Avv. Giuseppe Marino                                                                       Avv. Maria Cavaliere                                            

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